domenica, febbraio 21, 2010

Siete contenti di essere condizionati?

La nostra buona vecchia tradizione contadina ci tramanda saggi proverbi (per lo più maschilisti, ma erano altri tempi...). Quello che mi viene a mente in questo momento è: “la più bella sposa non può dare che quello che ha!”

Siamo condizionati perché non sappiamo essere altrimenti e non pensiate che io mi metta fuori dal branco! Sono condizionato anch'io, lo sono solo in modo diverso perché sono a cavallo tra la cultura del paese della mamma e quella del babbo, del paese in cui sono nato oltre a quella dei paesi in cui ho studiato e lavorato [Francia, Italia, Russia, Svizzera]. I miei condizionamenti non sono meno profondi dei vostri, ma sono variegati.

Inoltre, cosa fondamentale, sono matematico e dal 1965 sono informatico! È stata un'esperienza entusiasmante quanto penosa. Ogni giorni mi imbattevo nell'irrazionalità delle mie geniali intuizioni impietosamente rigettate dal computer che rispondeva inesorabilmente “errore”.

Noi siamo intelligenti, ma come la bella sposa che può dare solo che ha, noi ragioniamo intelligentemente in base alla nostra esperienza, ma se quattro scuole diverse, cinque anni di intensi studi universitari di matematica e cinquant'anni di computer non mi hanno ancora insegnato a ragionare logicamente con dati numerici, vuol dire che non ragiono logicamente nemmeno con i fatti della vita quotidiana. C'è da cadere in depressione. Per fortuna invece di accusare il destino “cinico e baro”, ho scoperto in me una vena artistica e un'ironia ereditata dalla mia radice toscana che mi hanno salvato. Questa vena, in potenza, è presente in ogni persona e mi auguro che la possiate liberare come ho fatto io respingendo pensieri fatalistici e rinunciatari che chiudono ogni speranza.

Parafrasando Dante: “Nel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai in certi casini oscuri, sì che la dritta via era smarrita” e vi consiglio di fare come lui: c'è da passare l'inferno e il purgatorio, ma alla fine si riesce “a riveder le stelle”.

Tutto comincia con una prima costatazione:

IO SONO INTELLIGENTE. Se ho un problema, vuol dire che non ne so abbastanza e che non ho trovato il metodo giusto per affrontarlo.


Quando ho cominciato a lavorare in informatica nel '65, non ne sapevo nulla. Allora non c'erano maestri. Ho studiato manuali e metodologie e me la sono cavata, ma non me la sono cavata altrettanto bene nella vita di tutti i giorni.

Ho avuto un lungo momento di crisi e – deformazione professionale – ho pensato:

“IO SONO INTELLIGENTE. Se ho un problema, vuol dire che non ne so abbastanza e che non ho trovato il metodo giusto per affrontarlo”


ed è lì che mi sono accorto che i problemi in cui mi dibattevo erano ben conosciuti e che c'erano anche delle soluzioni.

Qui mi viene a mente un altro proverbio contadino “chiudere la stalla quando i buoi sono scappati”. Certe cose è meglio conoscerle prima di averne bisogno.

Se avete problemi di comunicazione con i figli, dissidi in famiglia o sul lavoro, cosa ne sapete dei lavori di psicologia di Paul Watzlawick e della scuola di Palo Alto? Se avete un contenzioso legale, un problema economico quanto ne sapete sulla materia per risolverlo autonomamente o perlomeno da poter gestire il professionista che se ne occupa e non essere gestito da lui?

La conclusione è ovvia: “non ne sappiamo abbastanza” e allora bisogna “affidarsi” a uno specialista.

Siamo condizionati!

Il guaio della nostra società è che satura la nostra memoria di messaggi che dicono “affidati”. Affidati al prodotto che risolverà i tuoi problemi di pulizia, affidati al deodorante che risolverà i tuoi problemi di frequentazione sociale, affidati al giornale che ti darà tutte le risposte che cerchi, affidati, affidati, affidati...

A forza di affidarsi si perde la coscienza di quella vena creativa che in potenza è presente in noi e che si può liberare solo respingendo pensieri fatalistici e rinunciatari che chiudono ogni speranza.

Si può uscire dai condizionamenti proposti (non imposti) dalla società della comunicazione, ma bisogna usare la propria vena creativa per impostare in modo diverso il nostro atteggiamento verso la vita e darsi una scala di priorità diversa da quella imposta dal tran tran quotidiano.

Certo, se passate otto ore al lavoro, due in viaggi e poi negozi, amici, giornale sportivo e TV affidate la vostra vita ad altri: negozianti, professionisti, politici... siete condizionati!

lunedì, maggio 25, 2009

LA TRAPPOLA!

Vivi e lascia vivere, godi il momento presente, dai sfogo alla tua creatività, non aver paura di essere trasgressivo, viva la libertà! Sii te stesso e non quello che la gente si aspetta da te e se ti viene una voglia... toglitela!.

Essere spontanei e senza pensieri è bello, ma è una trappola. Non si può vivere soli e quello che piace a me può urtare gli altri. Se devo stare attento agli altri, non posso essere spontaneo. Bisogna arrivare a un compromesso, e non è facile! Gli altri sono sensibili a particolari che a noi non passano nemmeno per la testa. Faccio un esempio.

Conoscete la differenza tra il tipo allodola e il tipo civetta? Il tipo allodola è quello che sostiene sempre che “il mattino ha l'oro in bocca” e alle sei è già in piedi e in piena attività, ma al TG della sera gli si chiudono gli occhi e va al letto con le galline.

Al contrario il tipo civetta non si alza prima delle nove, è al massimo dell'attività alle nove di sera e non va al letto prima di aver ascoltato il TG della notte.

Quando due tipi così si sposano, non possono essere spontanei. Ci sono continui litigi. Lo stesso avviene col tipo ordinato e quello disordinato. Di tratti così ce ne sono a centinaia, come quello che non saluta perché era sprofondato nei propri pensieri e passa per uno scorbutico, o il pignolo che ti ripete per quattro volte la stessa cosa come se tu fossi uno scemo, quello che ti telefona al momento meno opportuno e si offende anche quando lo mandi a quel paese.

Le coppie di persone che sono “se stesse” sono candidate presto o tardi a litigare. Se non litigano, imparano a sopportarsi, ma quello non è certamente “essere se stessi!”

Eppure è possibile esserlo e non urtare gli altri, ma non può essere un “se stessi” spontaneo, deve diventare un “se stessi” intelligente.

Detto in due parole, bisogna conoscersi e conoscere gli altri. Allora ci si può permettere di essere spontanei quando l'interlocutore lo accetta volentieri e cambiare compagnia o controllarsi quando quell'atteggiamento è negativo. Prima di arrivarci, però, bisogna allenarsi. Questa fase dura qualche tempo, ma dopo tutto diventa spontaneo. L'alternativa è “non essere capiti”, mancare di compagnia, isolarsi e nei peggiori casi cadere in depressione.

venerdì, maggio 15, 2009

Indice dei miei post


Indice dei miei post
Giorgio Misuri, informatico e scrittore, ha lavorato a lungo in istituti di ricerca internazionali (INFN, CERN) dove per lavoro e per hobby si è appassionato ai problemi di comunicazione tra uomo e macchina e, per inevitabile estensione, alla comunicazione inter- e intra-personale e all’ importanza dei simboli nella strutturazione dei complessi sistemi socio-tecno-economici di cui naturalmente l’uomo è l’ elemento fondamentale.
Il suo impegno in politica è la logica conseguenza della sua esperienza

lunedì, maggio 11, 2009

Se hai una voglia... Toglitela!

Questo è il subdolo messaggio
che ogni giorno ci manda la pubblicità!

Questo spensierato messaggio di libertà ha degli effetti devastanti sulla vita personale, sociale e ambientale!

Il risultato è una società di obesi stressati dal lavoro o dalla mancanza di lavoro per procurarsi dei beni sempre insufficienti per essere veramente felici.

L'avidità ha fatto comprare obbligazioni e azioni che si sono rivelati per quello che erano: pezzi di carta che promettevano fantastici interessi.

L'ambiente saturo di rifiuti ingestibili si depaupera e rischia di collassare.


I grandi ideali religiosi di altruismo, il desiderio di appartenere a una comunità nazionale, a una società giusta sono stati traditi, ma non devono essere dimenticati! Occorre di nuovo aver fede nella Giustizia e nella possibilità di cam­biare. Questo è il compito della POLITICA nella sua migliore accezione. Lasciar libero sfogo a sentimenti di impotenza, sensualità, egoismo, avidità non procura felicità, ma solo stress, disoccupazione e miseria.

Per farlo occorre saper resistere alle sirene della pubblicità, conoscere i sottili condizionamenti che ci fanno agire da burattini e non da persone consapevoli.

Uscire dai condizionamenti richiede una lunga "ginnastica mentale", lo hanno fatto tutti i grandi di questa terra.
Con l'istruzione che abbiamo oggi ognuno lo può fare, i sottili metodi di condizionamento della pubblicità possono essere adoperati per la nostra felicità e non per l'arricchimento o la sete di potere altrui.


Cambia te stesso, cambierà la società, l'economia e la natura!

giovedì, maggio 07, 2009

L'Oratore


In tempo di elezioni si ascoltano tanti oratori. Riconoscete il tipo?

T’hanno incastrato, t’hanno inchiodato,
tu l’hai voluto, ci sei caduto,
or ti dimeni, più non ti freni,
ti manca l’aria, hai l’orticaria,
tu vuoi uscire, devi sorbire,
discorsi solenni, verità perenni,

e l'oratore
senza pudore,
fraseggia, traccheggia,
volta, e rivolta,
concetti, perfetti,
logica profonda,
patologica... ma feconda!

Tu vuoi che smetta, hai tanta fretta,
ma come parla... Ih! Come ciarla,
quando finisci, dai... compatisci,
(e l'oratore
senza pudore,
fraseggia, traccheggia,
volta, e rivolta,
concetti, perfetti,
logica profonda,
patologica... ma feconda!)

Ecco, s’è calmato, oddio ha finito,
sogno beato, momento ambito,
che emozione!
La CON-CLU-SIO-NE!

E l'oratore...
(fa una pausa, tossicchia, aggiusta il microfono)
e con voce greve continua…
“Sarò breve!”

L'unità Sanitaria Locale


La gioventù è una malattia, col tempo passa
è solo follia, ti spreme e sconquassa
Non ridere! Anche tu sarai vecchio,
tu pensi a vivere, ma guarda lo specchio:
Non avrai il conforto dei figli lontani
ti mancherà il supporto dei contatti umani,
ma conta pure sull'appoggio leale
e le disinteressate cure
dell'Unità Sanitaria Locale

Fumi, balli, stravizi,
ti sdai, ti sveni, pe' tuoi ghiribizzi
ma al primo dolore, per carità non gridare
aiuto dottore! mi devi salvare
è per chi sta male
l' Unità Sanitaria Locale

Il vivere eterno, lo puoi conquistare
con fare paterno e il tuo operare
per non tribolare, oh tu festaiolo
e poi spirare solo, ma solo
ci devi pensare all'ora fatale
e non incolpare
l' Unità Sanitaria Locale

Viver felici sani e contenti
con tanti amici come cari parenti
è da conquistare, se non vuoi finir male
e vituperare
l'Unità Sanitaria Locale

ma cosa ti piglia, come puoi dirne male
se a te poi somiglia ed ha un'aria spettrale
non è una famiglia!
l'Unità Sanitaria Locale

Dedico questa poesia a tutti gli operatori sanitari che con pazienza e senso del dovere ci curano quando stiamo male e invito i "pazienti" ad essere pazienti, a rivendicare i giusti diritti, col dovuto rispetto a chi lavora per soddisfarli.

Un omaggio floreale



«In questo luogo ospitale,
c'è il calor dell'amicizia,
un benessere totale,
un gran senso di letizia;

ed io sono in imbarazzo:
con me, ho solo un fiore
e vorrei averne un mazzo
da donar con tanto amore.

Con me porto una rosa
Delicata...
Vellutata...
Odorosa...
Ma in fondo, che importa,
pensa un po’… è il sentore
più di tutto che conforta?
oppur dimmi, è il colore?

No... Ben più di ogni cosa
quel che conta è il pensiero
ed io ti porgo il pensiero...
... senza la rosa»
(c) Giorgio Misuri 1985

sabato, maggio 02, 2009

Il capitalismo, può diventare virtuoso?

Pare che Lenin abbia affermato che “Il capitalista ti venderebbe anche la corda per impiccarlo”. La sete di guadagno potrebbe rendere virtuoso il capitalismo?

Gli effetti perversi della sete di profitto sono noti, ma la ribellione della classe operaia ha costretto il capitalismo selvaggio di fine ottocento a concedere le otto ore e altri benefici.

Il lupo perde il pelo, ma non il vizio. Pur di vendere oggi la pubblicità solletica la sensualità, l'avidità, l'orgoglio dei potenziali clienti. Il cambio epocale per un mondo socialmente ed ecologicamente equilibrato, passa per il rifiuto di cedere alle lusinghe che stimolano sensualità, avidità e orgoglio: il capitalismo si adeguerà e diventerà virtuoso se NOI saremo virtuosi!

Umberto Eco contro la cattiva informazione

Da un comunicato stampa del CICAP (Il CICAP è un'organizzazione educativa e senza finalità di lucro, fondata nel 1989 per promuovere un'indagine scientifica e critica sul paranormale. Fa parte dell'European Council of Skeptical Organizations) riprendo la dichiarazione di Umberto Eco.

Quello che scrive si adatta non solo alla divulgazione di leggende pseudoscientifiche, ma a tutti i campi della comunicazione.

«Ritengo che l’attività del CICAP sia un atto civile e morale necessario» dice Eco. «Purtroppo come tutti gli atti civili e morali necessari, cioè predicare il bene, la non violenza… è una gran perdita di tempo, è destinato alla sconfitta perché c’è il male nel mondo e così via. Allora bisogna smettere? No, perché anche a rischio di essere retorico, la verità, la giustizia vanno sempre proclamate e sfortunati quei paesi in cui facendo male non c’è neanche qualcuno che dice che è male farlo. Però credo che una funzione si possa avere: non di convincere il credulo, ma almeno di indurre le sedi responsabili, i quotidiani, i settimanali, la Rai di non incrementare la credulità e di non favorire quelli che io chiamo i "mercanti dell’assoluto", coloro cioè che sulla credulità ci campano. Questo non risolve, non risolverebbe, non risolverà completamente il problema ma almeno può mantenerlo entro dei limiti. Voglio dire, alla fine il credulo vuole essere credulo: continui, è suo diritto sancito da tutte le costituzioni ma almeno non si dirà che c’è qualcuno che per fare audience e per fare copie specula sulla sua credulità».

lunedì, aprile 06, 2009

Io sogno una Firenze amministrata bene

Io sogno una Firenze amministrata bene, nel rispetto dei cittadini e dell'ambiente.

Cosa posso rispondere alla persona che mi dice che è il suo stesso sogno, ma che non dipende da lei, che non ci può far nulla? Le parole le ho trovate nel libro del rettore di una università.

Dipendere è una scelta personale, anche se involontaria. Niente e nessuno può costringerti a dipendere, solo tu puoi farlo.

Dipendere non è l'effetto di un contratto, non è legato a un ruolo né nasce dall'appartenenza ad una classe sociale... dipendere è la conseguenza di un abbassamento della propria dignità. E' il risultato di uno spappolamento dell'essere.

Questa condizione interna, questa degradazione, nel mondo prende la forma di un impiego, assume l'aspetto di un ruolo subordinato. Dipendere è l'effetto di una mente resa schiava da timori immaginari, dalla propria paura... la dipendenza è l'effetto visibile della capitolazione del “sogno”.

La dipendenza è una malattia dell'essere!... Nasce dalla propria incompletezza. Dipendere significa smettere di credere in se stesso. Dipendere significa smettere di sognare.

Come milioni di altri uomini, hai vissuto tutta la tua vita nascosto tra le pieghe di organizzazioni senza vita. Hai barattato la tua libertà per un pugno di certezze illusorie.

È tempo di uscire dal tuo sonno ipnotico... dalla tua visione infernale dell'esistenza.

Il mondo è fermo perché esistono uomini che dipendono, uomini spaventati a morte. L'umanità così com'è non può concepire una società libera dalla dipendenza.
Un giorno una società sognante non lavorerà più. Un'umanità che ama sarà abbastanza ricca perché sogna.

L'universo è totalmente abbondante, è una cornucopia traboccante di tutto quello che il cuore di un uomo può desiderare... In tale universo è impossibile temere la scarsità. Solo uomini come te, intrappolati nella paura e nel dubbio, possono essere poveri e perpetuare la dipendenza e la miseria del mondo.
[Stefano Elio D'Anna – Rettore della ESE – Università privata di Economia e Finanza. La scuola degli Dei Pagg. 15-18]

Si deve tornare a sognare!

Noi sogniamo, ma il sogno è come la luce di una stella, indica la direzione giusta, ma non illumina il cammino. Attenzione a non inciampare! Beppe Grillo ci ha indicato cinque stelle, ma lì finisce il suo compito, come proseguire in quella direzione spetta a noi. Successi ed errori saranno solo nostri!

Non vogliamo l'impossibile, ma solo applicare soluzioni che altrove hanno già funzionato e che – tenendo conto delle diversità – possano funzionare anche da noi.
Non ci illudiamo di avere la maggioranza in Consiglio Comunale, ma certe soluzioni di buon senso, specialmente se a costo zero, pensiamo che saranno accettate. Per il resto chiediamo l'assoluta trasparenza degli atti amministrativi che sarà nostra premura diffondere in rete. Lo dovrebbe fare spontaneamente il Comune, e lo fa, ma non in forma facilmente consultabile e senza clamore sui giornali (il che equivale ad un occultamento).

Il fascismo, il comunismo sono sogni finiti male, ma che hanno cambiato il mondo. Adesso siamo delusi dal sogno democratico, ma sognare è come cercare di raggiungere l'orizzonte. Ad ogni passo che si fa in avanti, l'orizzonte si allontana, ma ci fa camminare.
Il sogno serve a questo, a farci camminare!

Così com c'è stato un socialismo "reale" e un fascismo "reale" adesso abbiamo una democrazia "reale". E' una democrazia con la "d" minuscola, dobbiamo conquistare la vera Democrazia

lunedì, marzo 02, 2009

8 marzo 1981

Per l'8 marzo 1981 scrivevo a "Le Monde" queste righe. Molte cose sono cambiate da allora, lo ripropongo anche per poter ricordare com'eravamo.


Non è facile essere femminista per un uomo, ci vuole un notevole senso della giustizia, perché se per le donne femminismo è sinonimo di eguaglianza di diritti e doveri, visto dalla parte maschile è piuttosto eguaglianza di doveri e diritti. Il primo dovere che viene a mente è quello del servizio militare. Per giustizia, però, si deve ammettere che ci sono differenze tra uomo e donna che non si possono ignorare e che in un certo qual modo le donne fanno il loro servizio militare mettendo al mondo figlioli che saranno soldati o genitrici di soldati. Andrebbe perciò piuttosto riformato il servizio militare maschile, nove mesi di naia che capitino, come una gravidanza, in modo programmato od improvviso (con aborto proibito salve grave danno alla salute), seguito da un servizio civile simile al servizio compiuto oggi principalmente dalle donne per l’educazione dei figli.

Per l’eguaglianza dei diritti civili e politici, la Costituzione Italiana assicura nominalmente la piena parità.Nei fatti la parità non esiste al parlamento perché c’è una schiacciante maggioranza di uomini. Le donne, essendo il 51% della popolazione, potrebbero rovesciare la situazione se lo volessero.

Le donne oggi hanno la principale responsabilità della natalità, quindi del numero di persone attive e conseguentemente anche della potenza economica e militare della nazione.

La parità economica oggi non è raggiunta, sono principalmente gli uomini ad avere attività renumerate, mentre le donne svolgono di solito un lavoro non salariato ingiustamente sottovalutato. (quanto costa oggi mangiare al ristorante, lavare in tintoria e vivere in un appartamento ammobiliato con servizio di pulizia?). Ma se le donne non guadagnano, sono loro che gestiscono il bilancio familiare. Quando la moglie è a casa, il marito spende una parte minima del reddito, è la moglie che pensa alle spese correnti. Se le donne lo volessero, la bilancia dei pagamenti potrebbe essere largamente attiva se decidessero di comprare prodotti italiani.

Le donne sono un po’ come il biblico Sansone che aveva la forza nei capelli e non lo sapeva. Stanno prendendone conoscenza e hanno la forza necessaria per fare crollare questo mondo.

Esse devono però considerare che secoli di educazione del maschio (da parte delle donne) non possono essere cancellati in un attimo. Esse debbono perciò compatire gli uomini se, di fronte alla difficoltà di stirarsi una camicia, considerano che stanno soffrendo in nome della parità di diritti.

Contrapporre i sessi è una cosa contro natura, perciò preferirei non usare la parola femminismo che, come molti altri “ismi” curano un male ignorandone o creandone altri. Il giusto riconoscimento dei diritti e dei doveri delle donne, l’altra metà del cielo, come per tutte le altre minoranze più o meno oppresse, si ottiene semplicemente rispettando il nostro prossimo e applicando le sagge leggi della democrazia.
Giorgio Misuri

lunedì, febbraio 16, 2009

Cultura di governo


E' bene distinguere due modi di governare: c'è quello di convincere le persone a fare certe cose e quello di organizzare persone e mezzi in modo che le cose si possano fare.

Per convincere tutti i mezzi sono buoni, si punta sull'interesse, l'avidità, la sessualità, la paura, le speranze ed è efficacissimo in amore e in politica. I risultati immediati sono strabilianti, ma a lungo termine tutto finisce in divorzi o fallimenti.

La seconda via è molto più impegnativa, richiede anch'essa di convincere le persone, ma senza sotterfugi e deve insegnare a organizzare con scienza e coscienza.

La prima via è da “taroccari” ed è necessaria per governare ignoranti che devono essere “gestiti” menandoli per il naso oppure comandati usando l'autorità o la forza. La seconda richiede persone responsabili e istruite.

La cultura di governo si impara, la scuola dà le basi, il resto si impara dalla vita e in particolare un ottimo mezzo per imparare è partecipare alle riunioni delle associazioni di volontariato e politiche di base. In questi luoghi non ci si va per guadagnare soldi – anzi, si chiedono! – e per fare le cose si deve convincere e poi organizzare e lavorare. E' una ottima scuola di vita!

I nostri governanti hanno portato ai massimi vertici l'arte taroccara di governare, ma il popolo non è più totalmente ignorante come una volta e i risultati dell'opera dei governi si sente! Americani ed europei investono miliardi di euro per combattere la crisi finanziaria, noi non lo possiamo fare a causa dell'elevato debito accumulato.

Il governo dei taroccari deve finire! Ci vuole un governo di persone capaci di organizzare la vita con scienza e coscienza. Il popolo non è più ignorante, e quindi partecipate, partecipate, partecipate!

Ho esposto questi concetti con maggiori dettagli in:
“La scienza di governo spiegata con i Tarocchi” e “Perché si litiga?” entrambi ordinabili o scaricabili su www.lulu.com

giovedì, gennaio 15, 2009

Le virtù dei ricchi


Pare che Einstein abbia detto “certe cose molti pensano siano impossibili da fare, finché arriva uno sprovveduto che non sa che non si possono fare e le fa”. (Se qualcuno riesce a rintracciare la citazione esatta, me la mandi. Comunque se non è vera, è ben trovata).

Tra le cose “impossibili da fare” c'è il bisogno di evitare la catastrofe ecologica prossima ventura. Tutti invocano provvedimenti statali e internazionali, Obama, l'Onu ecc. Ve l'immaginate quanto avrebbe vita lunga un governo che – in previsione di un bene futuro – razionasse la benzina, contenesse i consumi voluttuari antiecologici ecc.? Nel novecento ci sono stati governi che volevano imporre un nuovo ordine e si sa che fine hanno fatto.

Sperare che l'ordine sia organizzato e imposto dall'alto è utopico, tutti se ne rendono conto e così si ode un coro di rassegnate lamentele e di sospiri impotenti.

Eppure questa situazione è già stata vissuta dall'umanità ed è stata [dopo lungo travaglio] risolta. Pensate ai primi secoli della nostra era. Il diritto romano rovesciato, invasioni, guerre, fame... In questo marasma di iniquità si sono formate piccole isole di solidarietà intorno a persone buone che predicavano l'amore per il prossimo. L'amore del prossimo! In una società in cui era di cattivo gusto, ma non illegale, uccidere il proprio schiavo? Potevano essere maggiormente illusi? Eppure queste piccole comunità si sono sviluppate, hanno avuto bisogno di luoghi di assemblea sempre più grandi, sono state costruite chiese che hanno rivaleggiato in grandezza con i palazzi dei potenti e i potenti hanno dovuto tener conto di questa nuova realtà.

Con la mentalità di oggi si pensa che sia stata la superstizione, l'indottrinamento acritico, i giochi di potere a modellare la società. E' vero, c'è stata una continua lotta tra potere temporale e religioso con rimescolamenti o addirittura scambio di ruoli, tutto e sempre a scapito del popolo.

Il madornale errore che fanno le persone di scarsa cultura è di giudicare gli altri secondo il proprio metro. In quei secoli c'era l'analfabetismo di massa e le persone che sapevano leggere e scrivere avevano i pregiudizi della loro epoca così come noi abbiamo quelli della nostra.

Le persone istruite erano poche e quelle colte pochissime. Una persona istruita è come il Don Ferrante dei “Promessi Sposi” che, sapiente in astrologia, dimostrava come il contagio non potesse esistere, non prese precauzioni e morì. Perfetto esempio di coerenza dogmatica. La persona colta è quella che non solo ha l'istruzione, ma l'accompagna di un sano senso critico e creatività!

Tralascio la storia di persecuzioni, eresie, crociate, rivoluzioni, riforme ecc. Il piccolo seme di solidarietà è cresciuto, si è istituzionalizzato, è entrato nelle costituzioni degli stati e nelle istituzioni. Le piccole “isole” di solidarietà si sono ingrandite e tra di esse un occhio di riguardo meritano le abbazie.

Date un'occhiata all'abazia di Chiaravalle con i suoi magazzini, luoghi di lavorazione dei prodotti agricoli... oltre che luogo di culto era una grande e ben organizzata azienda agricola con centinaia di conversi (laici equiparati ai monaci) ed è una cosa logica: a capo c'erano persone che sapevano di greco e di latino e così come sapevano ordinare bene le parole, erano in grado di ordinare bene le cose.

La storia delle abbazie è affascinante e la loro crescita è dovuta all'intelligente ordinamento voluto da S. Benedetto. Ci sono dei precetti che oggi fanno sorridere, come per esempio dormire vestiti per non suscitare passioni sconvenienti. Se l'abate era colto, i frati non lo erano tutti e le loro passioni dovevano essere controllate. Si accusa la chiesa di essere sessuofobica, ma in quell'epoca non era irragionevole. Oggi un affare di corna – salvo qualche eccezione – si risolve con un divorzio, allora si risolveva a coltellate! Inoltre una famiglia che si sfalda va a creare problemi in altre due che non stanno bene. Una reazione a catena, un'atomica sociale! Senza contare che il matrimonio indissolubile era un'assicurazione sulla vita per le donne difendendole da stupri e da abbandoni.

La paziente opera di educazione, di costruzione, di esempio, di efficienza amministrativa della chiesa piano piano, dopo secoli, ha dato dei frutti. L'amore non si può imporre dall'alto. Tutte le volte che la chiesa ci ha provato, ha fallito.

Cambiare le sciagurate abitudini antiecologiche di oggi è utopico quanto lo era una volta la speranza di diffondere l'amore per il prossimo ed è impensabile imporlo a livello statale. Nel novecento i regimi dittatoriali hanno provato a riformare le coscienze col risultato che si è visto. Però, a somiglianza delle abbazie si possono creare piccole “isole” ecologiche; è più complicato di allora perché non c'è l'aiuto della speranza in una vita eterna e il pungolo della superstizione, l'autorità che viene dall'alto. Oggi la maggior parte delle persone non crede o si disinteressa di una vita eterna, e quindi l'enorme forza di convincimento della superstizione non può operare, deve sopperire la paura del disastro ecologico che può diventare molto doloroso tra una cinquantina d'anni e disastroso in un paio di secoli. I nostri figli e nipoti ci saranno. Siamo proprio indifferenti alla loro sorte? Basterà a motivare i (tutto sommato blandi) sacrifici che un ambiente vivibile richiede?

La via per cambiare c'è, cominciamo a creare “isole” ecologiche. Cominciamo dalla casa: isolamento, risparmio, solare termico e fotovoltaico. Possiamo riunirci in piccoli gruppi e creare redditizie aziende ecologiche. Chi non può o non vuole parteciparvi può investire il proprio denaro in quelle attività e non darlo ciecamente a squali finanziari.

Abbiamo la responsabilità dei ricchi. Nel cinquecento, la borghesia mercantile fiorentina aveva immense ricchezze e quando questi ricchi avevano mangiato a crepapelle, avevano problemi di gotta. Anche i piaceri sensuali avevano un limiti (tanto più che a desiderare la donna d'altri causa spiacevoli problemi), allora usavano le loro ricchezze per circondarsi di artisti come Brunelleschi o Michelangiolo, di poeti, di filosofi, scienziati come Galileo, finanziavano chiese e abbazie e la loro ricchezza si spandeva anche sulla città facendo la prosperità di artigiani e operai.

Noi siamo i nuovi ricchi del pianeta e abbiamo la responsabilità dei ricchi. Siamo responsabili dei nostri risparmi; sono pochi, sono gocce d'acqua, ma raccolti dalle banche formano un oceano. Non possiamo ignorare come queste immense ricchezze sono usate, dobbiamo scegliere dove impiegarle, dobbiamo verificare l'eticità degli investimenti delle banche, seguire i progetti finanziati. Internet lo permette!

Quando ero bambino mi hanno raccontato questa storia: c'era una volta un calzolaio che viveva allegramente e cantava tutto il giorno. Il suo canto disturbava il vicino che, per farlo smettere, gli dette alcune monete d'oro. Il calzolaio non aveva mai avuto una tale ricchezza, non sapeva dove nascondere quel tesoro, aveva paura dei ladri, non dormiva la notte. La sua vita era diventata un inferno, finché non si decise a restituire le monete d'oro e finalmente tornare a cantare.

I ricchi possono permettersi molti sfizi, non hanno il problema del pane quotidiano, in compenso hanno molte responsabilità, pensieri, scrupoli. La virtù non è dei poveri, i poveri sono virtuosi perché i vizi costano, la virtù è dei ricchi. Per vincere la battaglia ecologica, ci tocca ad essere virtuosi!

mercoledì, gennaio 07, 2009

Del Leviatano


Avete mai immaginato l'Italia come un'unica gigantesca persona composta da 56 milioni di cellule-cittadini che mangia tonnellate di cibo, produce e consuma tonnellate di prodotti e dei gigawatt di energia e che, non avendo provveduto a costruirsi un cesso decente, spande maleodoranti deiezioni su tutto il territorio (in particolare nel napoletano).

Non è proprio questo che Hobbes aveva in mente quando nel '600 scrisse il Leviatano dove sono codificati tutti i principali concetti del pensiero politico moderno. Scritto durante l'esilio volontario di Parigi, mentre in Inghilterra si succedevano gli eventi laceranti della guerra civile, ha provocato subito vivaci polemiche, per la teoria politica e per l'originale interpretazione della Bibbia. Il "Leviatano" è lo stato: un animale artificiale creato dagli uomini attraverso un patto. Ha un'anima, la sovranità, e il suo ambiente naturale è la concordia. Si ammala con la sedizione e muore con la guerra civile. Senza lo stato, gli uomini sono liberi di fare ciò che vogliono, ma si trovano in una situazione di perenne insicurezza che mette in pericolo il bene più prezioso: la vita.(1)

ma a me il Leviatano piace vederlo così.

Il Leviatano ha una testa, ma non è il Parlamento come si potrebbe credere. Per sincerarsene basta assistere a una qualsiasi seduta della camera(2). I pochi presenti parlano al cellulare o tra di loro, leggono riviste... altro che faticosa ricerca della soluzione migliore, esame minuzioso di bilanci, calcolo di benefici e costi, insomma quello che ogni dirigente d'impresa fa. Questi calcoli sono fatti, ma altrove. L'assemblea serve solo a ratificare decisioni che per cultura non è in grado di prendere.

La classe dirigente non è il parlamento, è un'oligarchia che fa gli affari propri e, sussidiariamente, quelli del paese.

Si sta ripetendo quello che è successo con l'utopia comunista. Gramsci lo aveva previsto. Negli anni '20 si era accorto che gli operai erano incapaci da soli di gestire la complessità della macchina produttiva e statale, era sorta una classe di intellettuali addetta a questi compiti. Occorreva una “egemonia culturale” per conquistarla alla causa operaia. In Russia il socialismo è miseramente fallito perché la loro classe intellettuale non era all'altezza della situazione e per di più non se ne fidavano!

La storia si ripete. I proletari di una volta sono diventati piccoli borghesi con tutti i difetti che una volta si rimproveravano ai piccoli borghesi ed è nata una nuova classe di intellettuali: gli scienziati!

Come gli operai di allora erano incapaci di gestire la produzione, così oggi la classe politica stile novecento è incapace di gestire lo stato. I problemi sono talmente complessi che devono essere risolti da scienziati: gestione dei rifiuti, del territorio, produzione e distribuzione dell'energia, delicato equilibrio ecologico ecc.

Gli scienziati sono stati “usati” dalla politica: per produrre bombe, strategie di conquista di mercati, produzione di beni e servizi a scopo di profitto ecc. Ingegneri, chimici, medici, economisti, ricercatori sono la nuova classe che deve essere orgogliosa degli enormi risultati ottenuti e cosciente del disastro che l'uso sconsiderato di questi risultati da parte di apprendisti stregoni politici sta provocando.

Il nuovo partito che guiderà il nostro sventurato paese, dovrà conquistarsi una “egemonia culturale” presso questa classe e portarla a dirigere nella “stanza dei bottoni” sostituendo l'attuale oligarchia.

Non mi venite a dire che “la guerra è una cosa troppo importante per lasciarla ai militari” e quindi che la politica non deve essere dettata dai tecnici. Ormai è vero il contrario, sono gli scienziati che devono indirizzare la politica.

Scienziati, ingegneri, economisti sono grandi intellettuali che hanno cuore, sensibilità e tra di loro non è raro trovare ottime qualità artistiche. E' così sin dall'antichità. Occorre ricordare lo scienziato Galileo? L'architetto Brunelleschi?

Nel novecento, la “parte più avanzata del proletariato”, quella che doveva costruire il socialismo, erano quelli che sapevano leggere e quindi gli operai e in particolare i tipografi che stampavano e diffondevano il materiale politico.
“Leggere”oggi ha un significato diverso, non è più solo essere in grado di leggere un giornale. Leggere vuol dire usare internet, saper ricercare, valutare, elaborare informazioni economiche e scientifiche.

Professionisti e scienziati sono “la parte più avanzata della società attuale”. Essa ha il diritto-dovere di avere voce nella gestione delle risorse umane, finanziarie e materiali della nazione e deve conquistarsi una rappresentanza politica adeguata in un nuovo partito o all'interno dei partiti esistenti.

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(1)Ripreso dalla presentazione libro di Hobbes edito da Bompiani sul sito ibs.it.
(2)ARTICOLO IL TIRRENO DEL 4 GENNAIO 2009 I senatori in aula? Pochi, distratti e rumorosi. I ragazzi della Quinta A scrivono a Napolitano: «Se questa è la politica...» http://www.meetup.com/GrilliFirenze/it/messages/boards/thread/6039939#24186990

domenica, gennaio 04, 2009

Disinformazione - Sgarbi e i professionisti dell'antimafia


Nella parte evidenziata in grigio dell'articolo della “Nazione” sono riportate le ragioni che hanno indotto l' “Associazione nazionale vittime di mafia” ad opporsi alla concessione della cittadinanza onoraria del comune di Salemi alla vedova di Borsellino. Ecco come lo espongono:

Contro l'idea, incitando la vedova a riflettere, s'erano schierati non solo la Alfano, ma anche Rita e Paolo Borsellino, fratelli del giudice. Contrari perché "Sgarbi è un pregiudicato condannato per truffa nei confronti dello Stato"


Il virgolettato NON è corretto, controllate con cosa c'è scritto nel sito dell'associazione sotto il titolo “Agnese Borsellino vittima di uno sporco agguato" (La vedova di Borsellino era andata a far visita ad un presepe vivente e Sgarbi ne ha approfittato per contattarla)

“...il soggetto Sgarbi non è solo stato condannato per il reato di falso e truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato ma soprattutto nel 1998 è stato condannato dalla Cassazione per diffamazione aggravata sulle indagini del pool antimafia di Palermo, guidato da Gian Carlo Caselli. Il 7 aprile 1995, come si può leggere su Wikipedia, lesse al Tg5 una lettera sui «veri colpevoli» dell'assassinio di Don Pino Puglisi non rilevando le generalità essendo priva di firma ma attribuita ad un sedicente amico del sacerdote assassinato; la missiva accusava come mandante il procuratore Caselli e come killer Leoluca Orlando. Ma chi è Giancarlo Caselli, se non colui che è stato considerato l'erede naturale di Falcone e Borsellino e colui che ha ripristinato a Palermo i metodi del Pool? Credo la signora sappia meglio di tutti quanto Caselli ricordi il dottore Borsellino soprattutto nel suo lavoro quotidiano. Caselli non è un assassino, è un piemontese canuto che ha fatto arrestare Piddu Madonia, Nitto Santapaola, Giuseppe Pulvirenti, Leoluca Bagarella, ma anche Calogero Mannino, Bruno Contrada, ed è riuscito a provare che Andreotti fino all'80 tramava con la mafia. Sono certo che quando la signora Borsellino saprà o ricorderà con dolore gli atti quotidiani indegni di questo pregiudicato, per io nutro un profondo disprezzo, rifiuterà con sdegno la proposta ricevuto in quell'agguato senza per questo mancare di rispetto tutti quei cittadini di Salemi onesti che sono diversi sia dai Salvo che dal pregiudicato Sgarbi.”

Ecco alcune considerazioni che ogni persona sensata può fare:

- Non è stato dato spazio all'Associazione per esporre il suo punto di vista

- Il virgolettato è incompleto ha omesso intenzionalmente la parte della frase “..ma soprattutto nel 1998 è stato condannato dalla Cassazione per diffamazione aggravata sulle indagini del pool antimafia di Palermo...” senza mettere punti di sospensione indicando che non è una frase completa. Si dà per opinione dell'Associazione quello che è opinione dell'articolista.

- Il passo in cui si accenna alle ragioni del dissenso sono furbescamente messe in fondo all'articolo.

- 67,5 cm di colonna per esporre le ragioni di Sgarbi contro 2,5 cm per le ragioni dell'Associazione familiari vittime di mafia. E' come sparare col cannone a un passerotto!

Chi frequenta internet può facilmente smontare queste strumentalizzazioni dell'informazione, ma questo costa tempo! Perciò siamo vittime della disinformazione.

- Un giornale che riporta un virgolettato incompleto è falso! Non merita fiducia! Dovrebbe licenziare il giornalista che non fa seriamente il suo lavoro.

- Quando si scrive di una persona, la si deve contattare e lasciarle esporre le sue opinioni. In questo caso le opinioni sono ben chiare sul sito e non c'è scusa!

- Quando il giornalista riassume un'intervista, per correttezza sarebbe giusto far controllare il riassunto dall'intervistato lasciandogli qualche parola di giudizio (ma questo non l'ho mai visto fare)

- Le smentite dovrebbero avere la stessa evidenza dell'articolo contestato.

Inoltre il giornale dà ampio spazio a tragedie estere e nazionali, delinquenza, calcio, pettegolezzi nascondendo di fatto il malaffare. Dove è finito il giornalismo d'inchiesta che anticipava il lavoro della magistratura?

Per evitare la disinformazione, occorre finanziare una stampa onesta. Si può trovare su internet!

sabato, dicembre 27, 2008

Abbiamo governanti intelligenti

Non meravigliatevi della mia affermazione, per nostra disgrazia (e anche un po' per nostra fortuna) è vero!

I nostri governanti hanno una perfetta conoscenza del cuore umano, sanno indovinare i nostri gusti, sollecitare i nostri sensi, hanno appreso il meglio da duemila anni di civilizzazione: perché da duemila anni molte cose sono cambiate, ma il cervello umano biologicamente non si è evoluto. Così come duemila anni fa si lasciava influenzare da tante sciocchezze, oggi ha la stessa capacità. Non è cambiato il cervello, sono cambiate le sciocchezze!

Per duemila anni prediche cristiane invitavano all'amore e alla carità, poi nell'ultimo secolo la propaganda fascista e comunista motivava a formare persone forti per costruire un mondo giusto.

Oggi tutto questo è superato.

Cosa è cambiato?

Prediche e propaganda sono state sostituite dalla pubblicità.

Per duemila anni prediche e propaganda miravano a migliorare l'umanità e – lentamente – hanno ottenuto qualche successo. Oggi qual'è il compito della pubblicità? Lo ha detto il responsabile di una catena televisiva: “Lo scopo della TV è di vendere spettatori alla pubblicità”.

Per vendere spettatori non ci si basa sul principio di grande amore per l'uomo e Dio, o per far grande la Patria, o per un avvenire giusto e radioso. No! Si fa perno sulla sensualità, l'avidità, la golosità, la curiosità, l'egoismo, la violenza ecc. Cinquanta anni di TV minano quanto costruito in duemila anni di civiltà. Come meravigliarsi se la gioventù non ha ideali, è egoista, accetta il precariato, la disoccupazione senza quella sete di giustizia sociale che ha rivoluzionato il mondo nel novecento?

I nostri governanti sono intelligenti, perché permettono che persista l'ingiustizia sociale senza che ci siano rivoluzioni! E' anche la nostra fortuna, per triste esperienza sappiamo che le rivoluzioni sistemano alcune cose e ne guastano tante altre.

Come reagire? Me lo chiedono in tanti. Ecco alcuni suggerimenti:
Non contentarsi di spettacoli “regalati”.

Non bisogna lasciarsi comprare, ma comprare DVD, dischi, spettacoli scelti personalmente avendo in mente i valori che si vogliono coltivare.

Comprare l'informazione. L'informazione “regalata” nel miglior dei casi è incompleta, più spesso gioca su paure e speranze per nascondere tragici tracolli economici che hanno effetto sulla nazione intera. Si rischia la vita per resistere a uno scippo che ci priverà di pochi euro e si ignora il debito pubblico che grava per migliaia di euro su ogni cittadino. Un furto di ben maggiore entità!

L'informazione non solo deve essere veritiera, ma deve essere aggiornata, dettagliata e completa! Informazioni parziali sono fuorvianti. Non bisogna mai contentarsi di una sola fonte, si deve sempre sentire le altre campane.

martedì, dicembre 16, 2008

Le Istituzioni viste come Chiesa

Il paragone può sembrare azzardato, ma è pienamente giustificabile. Prima di tutto la parola “chiesa” anticamente voleva dire assemblea. La Chiesa è l'assemblea, la comunità dei fedeli così come lo Stato è la comunità dei cittadini, ma l'analogia non si ferma lì. La chiesa ha avuto ed ha ancora una grande importanza perché esorcizza le paure e alimenta le speranze.

Le eterne paure dell'uomo sono le malattie, la guerra, la fame, il futuro, la morte. Sono quelle paure che hanno costretto le genti a radunarsi, aiutarsi, difendersi per amore o per bisogno. La Chiesa è una grande consolatrice. Predica la comprensione, l'aiuto reciproco, la pace. Per alleviare il dolore invita alla preghiera, per parare ai bisogni invita alla carità, per esorcizzare la morte promette una vita eterna.

Lo Stato, attraverso le varie istituzioni, ha preso in carico queste paure. La paura del futuro è esorcizzata dal sistema pensionistico che dà la certezza[?!] di un reddito nella vecchiaia, la paura delle malattie dal sistema sanitario, la paura delle guerre dall'esercito e la diplomazia, la fame dai servizi sociali che aiutano i disperati e fanno avere buona coscienza agli altri [non tocca a loro occuparsene].
La paura della morte le istituzioni non riescono a farla passare, ma la scienza sta lavorando per ritardarla.
La paura della morte è esorcizzata dal divertimento: chi vuol esser lieto sia... del doman non v'è certezza!

C'è da aggiungere che in duemila anni molte cose sono cambiate, ma il cervello degli uomini biologicamente no e l'uomo di oggi ha lo stesso atteggiamento verso le nuove istituzioni di quello che aveva per la chiesa. Le processioni sono state sostituite dai cortei. Ci si rivolge ai potenti di turno come ci si rivolgeva ai santi e si crede nei partiti come si credeva nelle virtù dei santuari di modo che votare un personaggio diventa un semplice atto di devozione e il simbolo di un partito un atto di superstizione.
C'è disaffezione per la politica perché bigottamente ci si attiene alle verità diffuse dalle istituzioni. Al posto del breviario c'è la TV e i titoli dei giornali (gli articoli? Quanti li leggono?)

Ha da crescere una nuova schiera di eretici, magari ispirati dalle parole di Gesù, che faccia in modo che lo Stato diventi di nuovo “chiesa=assemblea dei cittadini”, incitata da una sana paura dell'“inferno=catastrofe ecologico-finanziaria") e che ci sia una “carità=solidarietà” che nasca dal cuore e dall'incontro delle persone.

Com'era agli albori del cristianesimo.

giovedì, dicembre 11, 2008

La pubblicità programma il nostro subconscio. Ribelliamoci!

C'è solo una parte di ragione nell'opinione molto comune che le religioni imbottiscano il cranio con assurde superstizioni. Difatti la predicazione modifica il subconscio delle persone e le intruppa in comportamenti stereotipati intenzionalmente buoni, ma data la natura umana anche perversi.

Il nostro subconscio è in parte animale (aggressività, sessualità) e in parte culturale (educazione, civismo). La predicazione religiosa, nel bene, ha diffuso il principio di “non fare ad altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”.

Con la cultura di duemila anni fa era difficile capire l'essenzialità di questo principio per una vita sociale pacifica e costruttiva. Molti hanno aderito per paura di una punizione o nella speranza di un compenso nella vita eterna o addirittura per costrizione fisica.

Nel secolo scorso, grazie alla radio e al cinema, la propaganda dei regimi dittatoriali ha superato la predicazione e hanno programmato il subconscio delle masse producendo persone che per un alto ideale erano pronte al sacrificio (e si sono sacrificate!).

Le persone che, nei secoli, si sono ribellate all'indottrinamento generale erano una minoranza con una grande forza di spirito e spesso con sacrificio. All'interno della Chiesa cattolica ci sono state eresie, martiri, ma anche spiriti ribelli che hanno riformato la chiesa per poi essere innalzati alla gloria degli altari. San Francesco è il più noto. I regimi totalitari sono stati scalzati da minoranze animate da spirito di giustizia e libertà.

Oggi sembra che tutto questo sia storia passata, che non si ripeterà più. Pericoloso sbaglio! La predicazione e la propaganda sono state sostituite dalla pubblicità con effetti peggiori.

La pubblicità non ha lo scopo di predicare il bene, di fare grande la patria oppure di far vincere un ideale di fratellanza universale. Lo scopo della pubblicità è solo di vendere!

Per vendere regala spettacoli in TV, ma è un regalo interessato. Un dirigente TV ha detto che il suo scopo è di “Vendere spettatori alla pubblicità”. Per farlo, come succedeva con la predicazione e la propaganda, programma il nostro subcosciente!
Predicazione e propaganda stimolavano l'altruismo, il desiderio di una grande patria, un grande ideale e quindi ad un maggiore civismo. La pubblicità, invece, mira a vendere e per questo si avvale dell'aiuto della parte animale del nostro subconscio: avidità, orgoglio, sensualità, egoismo.

Non ci illudiamo di essere liberi perché lo stato non è totalitario. Hanno imbottito la nostra memoria di concetti che ci portano inconsapevolmente a prendere certe decisioni di consumo e politiche che sono controproducenti per l'ambiente e lo Stato. Sono le nuove superstizioni, i nuovi indottrinamenti ai quali, come nei secoli precedenti, siamo chiamati a ribellarci! Ci vuole una spiritualità laica!
Giorgio Misuri

http://stores.lulu.com/giorgiomisuri

sabato, novembre 29, 2008

Scegliere di comprare l'informazione

La cosa più stupida che una persona possa credere è quella di essere intelligente e soprattutto di essere più intelligente di coloro che sono vissuti negli ultimi duemila anni. Non mi riferisco alla dotta ignoranza socratica (io so di non sapere e quindi ne so di più di coloro che non sanno di non sapere!), mi riferisco all'illusione di fare ragionamenti.

Da diecimila anni a questa parte il cervello umano non si è evoluto come la società. Lo stesso modo col quale gli antichi credevano a delle sciocchezze continua ancora oggi con nuove sciocchezze.

Noi non ragioniamo, facciamo solo associazioni di idee (per lo più senza fondamento).

E' facile da dimostrare. A un selvaggio è inutile spiegare come funziona una bussola, ma se gli dite che c'è un folletto che gira l'ago verso la stella polare, gli diventa tutto chiaro. Ad un saputone del XXI secolo, spiegate che l'ago punta al nord perché c'è un campo magnetico, ma la terra non è una calamita e sul campo magnetico ne sa quanto il selvaggio sul modo di comandare i folletti.
Ragionamento è solo quello scientifico. Quando applico un teorema, faccio una sequenza di associazioni che ha la stessa coerenza del teorema, ma bisogna ancora vedere se applico il teorema giusto.

Avere l'umiltà di sapere di non sapere ed essere cosciente di fare associazioni che possono essere corrette, ma non sono sempre quelle giuste da fare è il primo passo per essere uomini sicuri della propria insicurezza e pronti ad affrontare la vita armati di buon senso.

Per duemila anni (trascuro i precedenti) siamo stati guidati da grandi favole. Ci sono state le parabole del Vangelo, la favola comunista di un mondo senza ingiustizie economiche, la favola fascista dell'ordine sociale e dell'orgoglio nazionale. Quali favole ci guidano oggi? Lo ha detto un responsabile di una rete televisiva: “Noi vendiamo spettatori alla pubblicità!”.

Le favole moderne sono distribuite dalla pubblicità.

La storia ci insegna che nessuno impara qualcosa dalla storia. Questo fatto è già stato affrontato dai nostri predecessori e qui ricordo la riforma del teatro fatta da Goldoni in cui si comincia a recitare “a soggetto”. Prima c'era la commedia dell'arte, si recitava in base ad un impreciso canovaccio e gli attori, per uscire da sviluppi imprevisti e imbarazzanti dell'azione, ricorrevano a lazzi, volgarità e scemenze pur di tener viva l'attenzione degli spettatori. Goldoni, per porre freno a questa decadenza che tra l'altro faceva diminuire il numero di spettatori, introdusse la commedia interamente scritta.

E' quello che sta succedendo oggi con la TV. Pur di “vendere” spettatori alla pubblicità, la TV fa perno su tutte le debolezze umane: sensualità, interesse, furbizia, avidità, sangue... e queste sono le favole che guidano la nostra gioventù. Si lasciano trascinare semplicemente perché così è fatto il cervello umano, c'è quasi da rimpiangere la grandiosa retorica comunista e fascista che preparava uomini forti, seguaci di grandi ideali di fraternità e di progresso.

Come si esce da questo? Come hanno fatto tanti nostri antenati: prendendo esempio da coloro che nella storia non si erano lasciati influenzare dalla pubblicità dell'epoca (profeti, filosofi, condottieri, santi, statisti, scienziati) e scegliendo e comprando l'informazione.

L'informazione regalata diverte, ma lo fa per indirizzare l'attenzione sulla pubblicità che per vendere fa leva sugli istinti più bassi che rendono l'uomo simile all'animale.

Scegliere e comprare informazione vuol dire immettere nella nostra memoria ciò che noi vogliamo e costruirci come noi desideriamo.

E' importante cominciare con i bambini: per principio NON si compra quello che è pubblicizzato in TV; si comprano DVD e libri ben scelti, ci sono canali satellitari adatti, c'è scienza, storia, giochi istruttivi, amicizia con genitori e bambini animati dello stesso spirito... Per i giocattoli, si possono costruire con pochi mezzi e saranno giocattoli UNICI, fatti da mamma e papà. I più semplici, i più belli e anche i più economici.

Per gli adulti la strada è più dura. Ormai la nostra memoria è inquinata da decenni di esposizione a messaggi che subdolamente incitano a decidere d'impulso, per moda, falsando i criteri di importanza, privilegiando l'avere sull'essere. E' sempre stato così, ma sempre ci sono state persone che si sono sottratte a quest'influenza.

La prima cosa da imparare è che ad ogni verità, se ne può opporre un'altra uguale e contraria (lo yin e lo yang dei cinesi) o, per dirla all'occidentale, “a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”.

Poi bisogna, come per i bambini, bisogna scegliere e comprare l'informazione scartando quella "regalata". Libri, DVD, Internet, giornali (non uno solo, ma diversi e quelli che contengono molta pubblicità in pratica sono regalati. Come la TV, i giornali vendono lettori alla pubblicità)

La strada per non diventare schiavi è di non prostituirsi, di non vendersi. Molti per uscire dallo stato di sonno hanno bisogno di un leader che li guidi. Ci si può rivolgere a quelli del passato (profeti, filosofi, santi, condottieri, scienziati, statisti) che sono tuttora validi, ma nell'ultimo secolo si sono aggiunti alcuni importanti psicologi e soprattutto l'esperienza degli scienziati informatici nel trasformare le idee che avevano in testa nei complessi strumenti tecnologici che popolano la nostra esistenza. L'informatica è “filosofia in azione”, la parola diventa azione (tutti i mesi ricevete le bollette da pagare a casa) così come dovrebbe diventare azione il pensiero che avete in testa; dovrebbe far muovere il vostro corpo coerentemente con la vostra intenzione per ottenere il risultato voluto. Ci riuscite?

Una volta decisi a non essere “venduti” occorre “creatività”. A farne sentire la necessità contribuiscono il caso, la necessità, le crisi, la disperazione; ma non basta voler essere creativi per riuscirci, occorre uscire dal pensiero comune, leggere, studiare i comportamenti per poter decidere il proprio comportamento e non usare quello inconsciamente ereditato e educato. Qui entrano in gioco tecniche teatrali, conoscenze di psicologia e di conduzione degli uomini tutti argomenti interessanti che divertono, ma sono volti a formare personalità spiritualmente forti, indipendenti e capaci di guidare se stessi, la famiglia ed avere successi professionali.


Per i professionisti le discipline di “requirement eliciting” e “requirement engineering”, cioè “l'ingegneria delle richieste” – creatività applicata alla progettazione tecnica – sono un must.

(c) Creative commons Giorgio Misuri 2008

giovedì, novembre 27, 2008

Lavoro fungibile

Informazione al potere
gmisuri@tiscali.it

Mi sono imbattuto nella parola “fungibile” mentre ero alla RAI per una trasmissione e come molte persone poco familiari col burocratese ho dovuto subito ricorrere al vocabolario.

Un bene fungibile è un bene che si può sostituire con un altro così come un impiegato “fungibile” può essere sostituito senza problemi.

Questo mi fa pensare che ci sono persone che impiegano ore per spostarsi ogni giorno per recarsi al lavoro, ma che essendo “fungibili” potrebbero scambiarsi il posto di lavoro con un altro molto più vicino.

Beppe Grillo con la solita rabbiosa indignazione gridava che era inutile trasportare biscotti americani in Europa ed esportare biscotti europei in America: bastava scambiarsi le ricette!

Spostare le informazioni invece delle cose e le persone. Ecco un'idea!

Negli ultimi cinquanta anni, grazie ai computer, le informazioni circolano con la velocità della luce e tante cose che una volta erano impossibili oggi diventano fattibili. Le città attrezzate con mezzi pubblici che circolano regolarmente e paline elettroniche che danno i tempi di attesa hanno molto meno bisogno di spostamenti in macchina.

A Genova si sta studiando di introdurre un sistema elettronico per il controllo del trasporto merci in città. L'idea generatrice è che il trasporto è gratuito fintanto che il sistema stradale lo può sopportare, ma ogni eccesso deve essere a pagamento. Ogni trasportatore ha diritto ad un certo numero di accessi alla città e può cedere il suo diritto ad altri con un sistema simile alle “carte di credito”. Naturalmente la cosa è possibile perché gli accessi sono controllati, c'è un sistema di semafori sincronizzati con dati in tempo reale sui flussi di veicoli disponibili non solo via radio, ma anche su palmari via internet.

Si conoscono i problemi della giustizia: è troppo lenta! Se la elettronizziamo - come si sta facendo - sarà molto più veloce, ma si risolve solo una parte dei suoi problemi.

La differenza tra la burocrazia di cento anni fa e quella odierna è che allora i servizi erano destinati a grandi categorie di persone con necessità di certificazioni e bolli. Oggi la burocrazia ha accesso ai dati anagrafici ed economici del singolo cittadino e tutta la natura dei servizi può essere calibrata non sul bisogno globale della categoria, ma su quelli del singolo.

La differenza è abissale. Prima si poteva parlare di politica promettendo “una società in cui ognuno dia secondo le sue capacità e riceva secondo i suoi bisogni”, era un programma meraviglioso! Oggi non è più possibile, con l'informatica si possono calcolare i bisogni e il politico deve tenerne conto. La politica che parla col linguaggio di cento anni fa diffonde illusioni che fanno comodo per raccogliere consenso acritico e gestire la cosa pubblica pro domo propria.

Fare una proposta politica fondata sui dati disponibili è un lavoro scientifico ed abbiamo troppo pochi politici all'altezza di questo compito.

L' E-government, il governo gestito elettronicamente sta diventando una realtà. Richiede una mentalità diversa. Occorre “fantasia al potere”, ma una fantasia basata su dati solidi elaborati scientificamente. D'altra parte la facilità di accesso ai nostri dati sensibili invade pericolosamente la nostra “privacy”. A questo proposito mi viene in mente un celebre verso di Majakovskij:


La mia polizia mi difende


ma sulla sua strada Majakovskij incontrò il KGB. La pervasività dell'informazione gestita elettronicamente richiede una grande fiducia nelle istituzioni, nell'onestà, l'incorruttibilità, la dedizione dei governanti.
Oggi come cent'anni fa!

© Creative Commons Giorgio Misuri 2008
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