domenica, febbraio 21, 2010

Siete contenti di essere condizionati?

La nostra buona vecchia tradizione contadina ci tramanda saggi proverbi (per lo più maschilisti, ma erano altri tempi...). Quello che mi viene a mente in questo momento è: “la più bella sposa non può dare che quello che ha!”

Siamo condizionati perché non sappiamo essere altrimenti e non pensiate che io mi metta fuori dal branco! Sono condizionato anch'io, lo sono solo in modo diverso perché sono a cavallo tra la cultura del paese della mamma e quella del babbo, del paese in cui sono nato oltre a quella dei paesi in cui ho studiato e lavorato [Francia, Italia, Russia, Svizzera]. I miei condizionamenti non sono meno profondi dei vostri, ma sono variegati.

Inoltre, cosa fondamentale, sono matematico e dal 1965 sono informatico! È stata un'esperienza entusiasmante quanto penosa. Ogni giorni mi imbattevo nell'irrazionalità delle mie geniali intuizioni impietosamente rigettate dal computer che rispondeva inesorabilmente “errore”.

Noi siamo intelligenti, ma come la bella sposa che può dare solo che ha, noi ragioniamo intelligentemente in base alla nostra esperienza, ma se quattro scuole diverse, cinque anni di intensi studi universitari di matematica e cinquant'anni di computer non mi hanno ancora insegnato a ragionare logicamente con dati numerici, vuol dire che non ragiono logicamente nemmeno con i fatti della vita quotidiana. C'è da cadere in depressione. Per fortuna invece di accusare il destino “cinico e baro”, ho scoperto in me una vena artistica e un'ironia ereditata dalla mia radice toscana che mi hanno salvato. Questa vena, in potenza, è presente in ogni persona e mi auguro che la possiate liberare come ho fatto io respingendo pensieri fatalistici e rinunciatari che chiudono ogni speranza.

Parafrasando Dante: “Nel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai in certi casini oscuri, sì che la dritta via era smarrita” e vi consiglio di fare come lui: c'è da passare l'inferno e il purgatorio, ma alla fine si riesce “a riveder le stelle”.

Tutto comincia con una prima costatazione:

IO SONO INTELLIGENTE. Se ho un problema, vuol dire che non ne so abbastanza e che non ho trovato il metodo giusto per affrontarlo.


Quando ho cominciato a lavorare in informatica nel '65, non ne sapevo nulla. Allora non c'erano maestri. Ho studiato manuali e metodologie e me la sono cavata, ma non me la sono cavata altrettanto bene nella vita di tutti i giorni.

Ho avuto un lungo momento di crisi e – deformazione professionale – ho pensato:

“IO SONO INTELLIGENTE. Se ho un problema, vuol dire che non ne so abbastanza e che non ho trovato il metodo giusto per affrontarlo”


ed è lì che mi sono accorto che i problemi in cui mi dibattevo erano ben conosciuti e che c'erano anche delle soluzioni.

Qui mi viene a mente un altro proverbio contadino “chiudere la stalla quando i buoi sono scappati”. Certe cose è meglio conoscerle prima di averne bisogno.

Se avete problemi di comunicazione con i figli, dissidi in famiglia o sul lavoro, cosa ne sapete dei lavori di psicologia di Paul Watzlawick e della scuola di Palo Alto? Se avete un contenzioso legale, un problema economico quanto ne sapete sulla materia per risolverlo autonomamente o perlomeno da poter gestire il professionista che se ne occupa e non essere gestito da lui?

La conclusione è ovvia: “non ne sappiamo abbastanza” e allora bisogna “affidarsi” a uno specialista.

Siamo condizionati!

Il guaio della nostra società è che satura la nostra memoria di messaggi che dicono “affidati”. Affidati al prodotto che risolverà i tuoi problemi di pulizia, affidati al deodorante che risolverà i tuoi problemi di frequentazione sociale, affidati al giornale che ti darà tutte le risposte che cerchi, affidati, affidati, affidati...

A forza di affidarsi si perde la coscienza di quella vena creativa che in potenza è presente in noi e che si può liberare solo respingendo pensieri fatalistici e rinunciatari che chiudono ogni speranza.

Si può uscire dai condizionamenti proposti (non imposti) dalla società della comunicazione, ma bisogna usare la propria vena creativa per impostare in modo diverso il nostro atteggiamento verso la vita e darsi una scala di priorità diversa da quella imposta dal tran tran quotidiano.

Certo, se passate otto ore al lavoro, due in viaggi e poi negozi, amici, giornale sportivo e TV affidate la vostra vita ad altri: negozianti, professionisti, politici... siete condizionati!

lunedì, maggio 25, 2009

LA TRAPPOLA!

Vivi e lascia vivere, godi il momento presente, dai sfogo alla tua creatività, non aver paura di essere trasgressivo, viva la libertà! Sii te stesso e non quello che la gente si aspetta da te e se ti viene una voglia... toglitela!.

Essere spontanei e senza pensieri è bello, ma è una trappola. Non si può vivere soli e quello che piace a me può urtare gli altri. Se devo stare attento agli altri, non posso essere spontaneo. Bisogna arrivare a un compromesso, e non è facile! Gli altri sono sensibili a particolari che a noi non passano nemmeno per la testa. Faccio un esempio.

Conoscete la differenza tra il tipo allodola e il tipo civetta? Il tipo allodola è quello che sostiene sempre che “il mattino ha l'oro in bocca” e alle sei è già in piedi e in piena attività, ma al TG della sera gli si chiudono gli occhi e va al letto con le galline.

Al contrario il tipo civetta non si alza prima delle nove, è al massimo dell'attività alle nove di sera e non va al letto prima di aver ascoltato il TG della notte.

Quando due tipi così si sposano, non possono essere spontanei. Ci sono continui litigi. Lo stesso avviene col tipo ordinato e quello disordinato. Di tratti così ce ne sono a centinaia, come quello che non saluta perché era sprofondato nei propri pensieri e passa per uno scorbutico, o il pignolo che ti ripete per quattro volte la stessa cosa come se tu fossi uno scemo, quello che ti telefona al momento meno opportuno e si offende anche quando lo mandi a quel paese.

Le coppie di persone che sono “se stesse” sono candidate presto o tardi a litigare. Se non litigano, imparano a sopportarsi, ma quello non è certamente “essere se stessi!”

Eppure è possibile esserlo e non urtare gli altri, ma non può essere un “se stessi” spontaneo, deve diventare un “se stessi” intelligente.

Detto in due parole, bisogna conoscersi e conoscere gli altri. Allora ci si può permettere di essere spontanei quando l'interlocutore lo accetta volentieri e cambiare compagnia o controllarsi quando quell'atteggiamento è negativo. Prima di arrivarci, però, bisogna allenarsi. Questa fase dura qualche tempo, ma dopo tutto diventa spontaneo. L'alternativa è “non essere capiti”, mancare di compagnia, isolarsi e nei peggiori casi cadere in depressione.

venerdì, maggio 15, 2009

Indice dei miei post


Indice dei miei post
Giorgio Misuri, informatico e scrittore, ha lavorato a lungo in istituti di ricerca internazionali (INFN, CERN) dove per lavoro e per hobby si è appassionato ai problemi di comunicazione tra uomo e macchina e, per inevitabile estensione, alla comunicazione inter- e intra-personale e all’ importanza dei simboli nella strutturazione dei complessi sistemi socio-tecno-economici di cui naturalmente l’uomo è l’ elemento fondamentale.
Il suo impegno in politica è la logica conseguenza della sua esperienza

lunedì, maggio 11, 2009

Se hai una voglia... Toglitela!

Questo è il subdolo messaggio
che ogni giorno ci manda la pubblicità!

Questo spensierato messaggio di libertà ha degli effetti devastanti sulla vita personale, sociale e ambientale!

Il risultato è una società di obesi stressati dal lavoro o dalla mancanza di lavoro per procurarsi dei beni sempre insufficienti per essere veramente felici.

L'avidità ha fatto comprare obbligazioni e azioni che si sono rivelati per quello che erano: pezzi di carta che promettevano fantastici interessi.

L'ambiente saturo di rifiuti ingestibili si depaupera e rischia di collassare.


I grandi ideali religiosi di altruismo, il desiderio di appartenere a una comunità nazionale, a una società giusta sono stati traditi, ma non devono essere dimenticati! Occorre di nuovo aver fede nella Giustizia e nella possibilità di cam­biare. Questo è il compito della POLITICA nella sua migliore accezione. Lasciar libero sfogo a sentimenti di impotenza, sensualità, egoismo, avidità non procura felicità, ma solo stress, disoccupazione e miseria.

Per farlo occorre saper resistere alle sirene della pubblicità, conoscere i sottili condizionamenti che ci fanno agire da burattini e non da persone consapevoli.

Uscire dai condizionamenti richiede una lunga "ginnastica mentale", lo hanno fatto tutti i grandi di questa terra.
Con l'istruzione che abbiamo oggi ognuno lo può fare, i sottili metodi di condizionamento della pubblicità possono essere adoperati per la nostra felicità e non per l'arricchimento o la sete di potere altrui.


Cambia te stesso, cambierà la società, l'economia e la natura!

giovedì, maggio 07, 2009

L'Oratore


In tempo di elezioni si ascoltano tanti oratori. Riconoscete il tipo?

T’hanno incastrato, t’hanno inchiodato,
tu l’hai voluto, ci sei caduto,
or ti dimeni, più non ti freni,
ti manca l’aria, hai l’orticaria,
tu vuoi uscire, devi sorbire,
discorsi solenni, verità perenni,

e l'oratore
senza pudore,
fraseggia, traccheggia,
volta, e rivolta,
concetti, perfetti,
logica profonda,
patologica... ma feconda!

Tu vuoi che smetta, hai tanta fretta,
ma come parla... Ih! Come ciarla,
quando finisci, dai... compatisci,
(e l'oratore
senza pudore,
fraseggia, traccheggia,
volta, e rivolta,
concetti, perfetti,
logica profonda,
patologica... ma feconda!)

Ecco, s’è calmato, oddio ha finito,
sogno beato, momento ambito,
che emozione!
La CON-CLU-SIO-NE!

E l'oratore...
(fa una pausa, tossicchia, aggiusta il microfono)
e con voce greve continua…
“Sarò breve!”

L'unità Sanitaria Locale


La gioventù è una malattia, col tempo passa
è solo follia, ti spreme e sconquassa
Non ridere! Anche tu sarai vecchio,
tu pensi a vivere, ma guarda lo specchio:
Non avrai il conforto dei figli lontani
ti mancherà il supporto dei contatti umani,
ma conta pure sull'appoggio leale
e le disinteressate cure
dell'Unità Sanitaria Locale

Fumi, balli, stravizi,
ti sdai, ti sveni, pe' tuoi ghiribizzi
ma al primo dolore, per carità non gridare
aiuto dottore! mi devi salvare
è per chi sta male
l' Unità Sanitaria Locale

Il vivere eterno, lo puoi conquistare
con fare paterno e il tuo operare
per non tribolare, oh tu festaiolo
e poi spirare solo, ma solo
ci devi pensare all'ora fatale
e non incolpare
l' Unità Sanitaria Locale

Viver felici sani e contenti
con tanti amici come cari parenti
è da conquistare, se non vuoi finir male
e vituperare
l'Unità Sanitaria Locale

ma cosa ti piglia, come puoi dirne male
se a te poi somiglia ed ha un'aria spettrale
non è una famiglia!
l'Unità Sanitaria Locale

Dedico questa poesia a tutti gli operatori sanitari che con pazienza e senso del dovere ci curano quando stiamo male e invito i "pazienti" ad essere pazienti, a rivendicare i giusti diritti, col dovuto rispetto a chi lavora per soddisfarli.

Un omaggio floreale



«In questo luogo ospitale,
c'è il calor dell'amicizia,
un benessere totale,
un gran senso di letizia;

ed io sono in imbarazzo:
con me, ho solo un fiore
e vorrei averne un mazzo
da donar con tanto amore.

Con me porto una rosa
Delicata...
Vellutata...
Odorosa...
Ma in fondo, che importa,
pensa un po’… è il sentore
più di tutto che conforta?
oppur dimmi, è il colore?

No... Ben più di ogni cosa
quel che conta è il pensiero
ed io ti porgo il pensiero...
... senza la rosa»
(c) Giorgio Misuri 1985

sabato, maggio 02, 2009

Il capitalismo, può diventare virtuoso?

Pare che Lenin abbia affermato che “Il capitalista ti venderebbe anche la corda per impiccarlo”. La sete di guadagno potrebbe rendere virtuoso il capitalismo?

Gli effetti perversi della sete di profitto sono noti, ma la ribellione della classe operaia ha costretto il capitalismo selvaggio di fine ottocento a concedere le otto ore e altri benefici.

Il lupo perde il pelo, ma non il vizio. Pur di vendere oggi la pubblicità solletica la sensualità, l'avidità, l'orgoglio dei potenziali clienti. Il cambio epocale per un mondo socialmente ed ecologicamente equilibrato, passa per il rifiuto di cedere alle lusinghe che stimolano sensualità, avidità e orgoglio: il capitalismo si adeguerà e diventerà virtuoso se NOI saremo virtuosi!

Umberto Eco contro la cattiva informazione

Da un comunicato stampa del CICAP (Il CICAP è un'organizzazione educativa e senza finalità di lucro, fondata nel 1989 per promuovere un'indagine scientifica e critica sul paranormale. Fa parte dell'European Council of Skeptical Organizations) riprendo la dichiarazione di Umberto Eco.

Quello che scrive si adatta non solo alla divulgazione di leggende pseudoscientifiche, ma a tutti i campi della comunicazione.

«Ritengo che l’attività del CICAP sia un atto civile e morale necessario» dice Eco. «Purtroppo come tutti gli atti civili e morali necessari, cioè predicare il bene, la non violenza… è una gran perdita di tempo, è destinato alla sconfitta perché c’è il male nel mondo e così via. Allora bisogna smettere? No, perché anche a rischio di essere retorico, la verità, la giustizia vanno sempre proclamate e sfortunati quei paesi in cui facendo male non c’è neanche qualcuno che dice che è male farlo. Però credo che una funzione si possa avere: non di convincere il credulo, ma almeno di indurre le sedi responsabili, i quotidiani, i settimanali, la Rai di non incrementare la credulità e di non favorire quelli che io chiamo i "mercanti dell’assoluto", coloro cioè che sulla credulità ci campano. Questo non risolve, non risolverebbe, non risolverà completamente il problema ma almeno può mantenerlo entro dei limiti. Voglio dire, alla fine il credulo vuole essere credulo: continui, è suo diritto sancito da tutte le costituzioni ma almeno non si dirà che c’è qualcuno che per fare audience e per fare copie specula sulla sua credulità».

lunedì, aprile 06, 2009

Io sogno una Firenze amministrata bene

Io sogno una Firenze amministrata bene, nel rispetto dei cittadini e dell'ambiente.

Cosa posso rispondere alla persona che mi dice che è il suo stesso sogno, ma che non dipende da lei, che non ci può far nulla? Le parole le ho trovate nel libro del rettore di una università.

Dipendere è una scelta personale, anche se involontaria. Niente e nessuno può costringerti a dipendere, solo tu puoi farlo.

Dipendere non è l'effetto di un contratto, non è legato a un ruolo né nasce dall'appartenenza ad una classe sociale... dipendere è la conseguenza di un abbassamento della propria dignità. E' il risultato di uno spappolamento dell'essere.

Questa condizione interna, questa degradazione, nel mondo prende la forma di un impiego, assume l'aspetto di un ruolo subordinato. Dipendere è l'effetto di una mente resa schiava da timori immaginari, dalla propria paura... la dipendenza è l'effetto visibile della capitolazione del “sogno”.

La dipendenza è una malattia dell'essere!... Nasce dalla propria incompletezza. Dipendere significa smettere di credere in se stesso. Dipendere significa smettere di sognare.

Come milioni di altri uomini, hai vissuto tutta la tua vita nascosto tra le pieghe di organizzazioni senza vita. Hai barattato la tua libertà per un pugno di certezze illusorie.

È tempo di uscire dal tuo sonno ipnotico... dalla tua visione infernale dell'esistenza.

Il mondo è fermo perché esistono uomini che dipendono, uomini spaventati a morte. L'umanità così com'è non può concepire una società libera dalla dipendenza.
Un giorno una società sognante non lavorerà più. Un'umanità che ama sarà abbastanza ricca perché sogna.

L'universo è totalmente abbondante, è una cornucopia traboccante di tutto quello che il cuore di un uomo può desiderare... In tale universo è impossibile temere la scarsità. Solo uomini come te, intrappolati nella paura e nel dubbio, possono essere poveri e perpetuare la dipendenza e la miseria del mondo.
[Stefano Elio D'Anna – Rettore della ESE – Università privata di Economia e Finanza. La scuola degli Dei Pagg. 15-18]

Si deve tornare a sognare!

Noi sogniamo, ma il sogno è come la luce di una stella, indica la direzione giusta, ma non illumina il cammino. Attenzione a non inciampare! Beppe Grillo ci ha indicato cinque stelle, ma lì finisce il suo compito, come proseguire in quella direzione spetta a noi. Successi ed errori saranno solo nostri!

Non vogliamo l'impossibile, ma solo applicare soluzioni che altrove hanno già funzionato e che – tenendo conto delle diversità – possano funzionare anche da noi.
Non ci illudiamo di avere la maggioranza in Consiglio Comunale, ma certe soluzioni di buon senso, specialmente se a costo zero, pensiamo che saranno accettate. Per il resto chiediamo l'assoluta trasparenza degli atti amministrativi che sarà nostra premura diffondere in rete. Lo dovrebbe fare spontaneamente il Comune, e lo fa, ma non in forma facilmente consultabile e senza clamore sui giornali (il che equivale ad un occultamento).

Il fascismo, il comunismo sono sogni finiti male, ma che hanno cambiato il mondo. Adesso siamo delusi dal sogno democratico, ma sognare è come cercare di raggiungere l'orizzonte. Ad ogni passo che si fa in avanti, l'orizzonte si allontana, ma ci fa camminare.
Il sogno serve a questo, a farci camminare!

Così com c'è stato un socialismo "reale" e un fascismo "reale" adesso abbiamo una democrazia "reale". E' una democrazia con la "d" minuscola, dobbiamo conquistare la vera Democrazia